Attivismo, associazionismo, politica e partiti: chi fa cosa e chi usa chi per fare propaganda
1. Attivismo: la spinta dal basso
Per attivismo intendiamo l’insieme delle pratiche con cui persone e gruppi si mobilitano per cambiare qualcosa nella società: una legge, un comportamento collettivo, un’opera pubblica, un diritto negato.
Può nascere da reti informali, comitati spontanei, campagne online, movimenti territoriali.
Non richiede una forma giuridica: può esistere anche senza associazione o statuto.
Lavora spesso sul conflitto (manifestazioni, boicottaggi, azioni simboliche) e sulla pressione verso istituzioni e potere politico.
La ricerca sui movimenti sociali e l’“associazionismo civico” mostra come attivismo e volontariato siano spesso “porte d’accesso” alla partecipazione democratica, ma non coincidano con la politica di partito.
2. Associazionismo ed ETS: la forma organizzata
L’associazionismo è l’organizzarsi stabile di persone attorno a obiettivi condivisi, con regole, organi interni e responsabilità definite.
Con la Riforma, una parte di questo mondo è diventata “Ente del Terzo Settore” (ETS) ai sensi del D.lgs. 117/2017:
ODV, APS, cooperative sociali, imprese sociali, enti filantropici, reti associative, società di mutuo soccorso e altri enti senza scopo di lucro che perseguono finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale.
Devono iscriversi al RUNTS, depositare bilanci, rispettare vincoli su patrimonio e divieto di distribuzione di utili (art. 8 CTS).
Il Consiglio di Stato ha chiarito che la causa tipica di un ETS è proprio perseguire interessi generali, a fondamento del trattamento differenziato rispetto ad altri soggetti privati.
Molte ricerche recenti sul “Decimo Rapporto sull’associazionismo sociale” mostrano che associazioni e gruppi del Terzo settore diventano spazi in cui le persone sperimentano impegno, relazioni, competenze e, per alcuni, un primo contatto con la dimensione politica.
3. Politica come potere pubblico
Con politica, in senso istituzionale, intendiamo l’insieme dei processi in cui vengono prese decisioni vincolanti per la collettività: leggi, regolamenti, bilanci, politiche pubbliche.
Qui troviamo:
Parlamenti, governi, consigli comunali/regionali.
Processi formali di democrazia rappresentativa.
In questa dimensione, il Terzo settore è sempre più riconosciuto come interlocutore: lo dimostra la riforma della “amministrazione condivisa” (art. 55–57 CTS) che chiama gli ETS a co-programmare e co-progettare servizi e politiche insieme alle PA.
4. Partiti politici: attori di parte, non ETS
I partiti sono soggetti che competono per il potere politico, selezionano candidature, costruiscono programmi, organizzano campagne e cercano consenso per governare.
Non possono essere ETS: il Codice del Terzo Settore esclude i partiti dalla platea degli enti che possono iscriversi al RUNTS e beneficiare del relativo regime.
Hanno regole proprie su finanziamento, trasparenza e incompatibilità, distinte da quelle degli ETS.
La letteratura recente parla del Terzo settore come “soggetto politico” in senso ampio (perché tutela diritti, beni comuni, eguaglianza) ma non coincide con la politica di partito.
Come partiti e politica “usano” attivismo e associazioni
Fin qui le definizioni “pulite”. Nella pratica, i confini si sporcano: partiti e leader politici spesso provano a usare attivismo e Terzo settore per fare propaganda. Le ricerche individuano almeno tre modalità ricorrenti.
Cooptazione: attivisti e associazioni come serbatoio di legittimazione
Da decenni partiti attingono a movimenti, associazioni, cooperative per cercare volti credibili, temi “freschi” e linguaggi più vicini alle persone.
Invito di leader associativi in liste elettorali.
Ospitate di attivisti a convention di partito.
Accordi “non detti” per appoggiare candidati in cambio di impegni programmatici su alcuni temi.
Un’analisi di Terzjus e di altri autori evidenzia come il Terzo settore sia stato progressivamente riconosciuto come “parte sociale”, ma anche corteggiato dai partiti in chiave di consenso, con il rischio di ridurlo a “cinghia di trasmissione” di messaggi politici.
Sfruttamento simbolico: storie, volontari, luoghi
La propaganda contemporanea usa moltissimo immagini e storie. Qui ETS e attivismo diventano materiale simbolico:
Eventi di partito ospitati in spazi di associazioni o circoli, dando l’impressione di una continuità naturale tra l’ente e il partito.
Volontari o operatori sociali mostrati come “testimoni” di una narrazione politica (“il partito vicino agli ultimi”).
Campagne elettorali che usano parole e frame tipici dell’attivismo (beni comuni, mutualismo, accoglienza) anche quando le proposte concrete sono deboli.
Studi sul rapporto tra “mondi associativi” e partecipazione politica mostrano che molte persone vivono l’associazionismo come spazio alternativo ai partiti; proprio per questo, essere “presi in prestito” per la propaganda può creare fratture interne.
Agenda setting: usare il Terzo settore per dare credibilità ai programmi
Analisi dei programmi elettorali italiani mostrano che “volontariato” e “Terzo settore” compaiono in modo molto diverso tra partiti, ma spesso come capitoli specifici con promesse di: semplizzazione, incentivi fiscali, co-progettazione, valorizzazione dei volontari.
Il Terzo settore diventa così un tema da “mettere in programma” per segnalare attenzione alla coesione sociale.
Al tempo stesso, alcune forze politiche attaccano il Terzo settore (cooperative, ONG) accusandolo di essere “politicizzato” o “parastatale”, usando l’immagine del mondo associativo come capro espiatorio o campo di battaglia simbolico.
Il risultato è un rapporto altalenante, come nota una ricerca sulla rappresentanza nel Terzo settore: momenti di valorizzazione e partnership, seguiti da fasi di delegittimazione o sospetto.
Quando l’uso diventa abuso: il nodo della propaganda partitica
Fin dove può arrivare il rapporto senza violare regole e senso della democrazia?
1. I limiti normativi per gli ETS
Il Codice del Terzo Settore non vieta la dimensione politica in senso ampio (tutela diritti, advocacy), ma pone paletti chiari: gli ETS devono perseguire finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale, non finalità di parte.
È vietata la distribuzione diretta o indiretta di utili e vantaggi selettivi a soci, amministratori o soggetti “vicini”, che includerebbe anche un uso distorto delle risorse per fini di partito.
La giurisprudenza e la dottrina richiamano il divieto di trasformare l’ETS in strumento di propaganda partitica, proprio perché il suo trattamento fiscale e giuridico è giustificato dal contributo agli interessi generali.
In altre parole: fare advocacy sui diritti è legittimo; diventare “braccio organizzativo” di un partito no.
2. Il rischio di strumentalizzazione
Ricerche sulla partecipazione civica mostrano come parte del mondo associativo viva un rapporto ambivalente con i partiti. Da un lato, le associazioni sono “porte di accesso” alla politica per chi vuole incidere; dall’altro, molti attivisti percepiscono i partiti come lontani o inaffidabili e difendono la propria autonomia con forza.
Quando dirigenti di ETS ricoprono contemporaneamente ruoli di partito, o quando spazi e simboli dell’associazione vengono usati sistematicamente in campagna elettorale, il confine tra advocacy e propaganda si assottiglia, generando:
conflitti di interessi interni;
perdita di fiducia di volontari, beneficiari, donatori;
potenziali contestazioni da parte degli uffici RUNTS se l’ente appare orientato a fini diversi da quelli civici e solidaristici.
Cosa può fare chi sta “nel mezzo”
Per chi vive esattamente all’incrocio tra attivismo, associazionismo e istituzioni, la questione non è solo teorica. Alcune piste operative, coerenti con le evidenze:
1. Chiarezza identitaria scritta
2. Statuti, regolamenti interni e policy di comunicazione dovrebbero dichiarare in modo esplicito la neutralità rispetto ai partiti, pur rivendicando il diritto alla critica e all’advocacy su temi.
3. Regole trasparenti sui rapporti con i partiti
4. Accesso paritario agli spazi (se concessi a un partito, stessa possibilità ad altri).
5. No utilizzo di loghi, canali e mailing list dell’ETS per messaggi elettorali.
6. Obbligo di astensione per chi ha cariche di partito su decisioni che lo riguardano.
7. Formazione politica, non partitica
8. Lavorare su alfabetizzazione civica, strumenti di partecipazione, lettura critica dei programmi, senza diventare terminale di un soggetto politico preciso.
9. Raccontare il conflitto di interessi invece di nasconderlo
10. Quando ruoli si sovrappongono (es. presidente ETS e dirigente di partito), è meglio esplicitarlo, discutere regole interne e comunicarle alla comunità, invece di lasciare che sia solo la propaganda a raccontare la storia.
In sintesi
L’attivismo è la spinta dal basso, spesso informale; l’associazionismo/ETS è la sua istituzionalizzazione in forme organizzate; la politica è il luogo delle decisioni collettive; i partiti sono i soggetti che competono per governare.
Partiti e leader politici possono e spesso vogliono usare attivismo e Terzo settore per darsi credibilità, trovare linguaggi nuovi e legittimarsi come “vicini alla gente”.
La sfida, per chi agisce nel campo sociale, è difendere la propria autonomia, trasformando la relazione con i partiti da dipendenza a conflitto negoziato: si parla, si chiede, si pretendono politiche pubbliche, senza diventare materiale di propaganda.
Tabella riassuntiva
| Ambito | Chi | Come opera | Vincoli principali | Esempio concreto |
|---|---|---|---|---|
| Attivismo | Gruppi informali, comitati, movimenti | Pressione, azioni dirette, conflittuali | Nessuno formale | Occupazione Piazza per clima |
| Associazionismo/ETS | Associazioni, cooperative, fondazioni iscritte RUNTS | Servizi, advocacy regolata, co-progettazione | D.lgs. 117/2017, neutralità politica | Doposcuola quartiere con bando PA |
| Politica istituzionale | PA, enti pubblici | Decisioni vincolanti, leggi, servizi pubblici | Costituzione, leggi ordinarie | Co-progettazione welfare art. 55 CTS |
| Partiti politici | Partiti, liste elettorali | Competizione per consenso, programmi | Leggi elettorali, divieto finanziamento ETS | Campagna elettorale con testimonial ETS |
Quando l’uso diventa abuso
Limiti normativi ETS:
Art. 8 CTS: vietata propaganda di partito.
Art. 9: conflitto interessi amministratori.
Conseguenza: possibile cancellazione RUNTS se “strumentalizzati”.
Rischio reputazionale: perdita fiducia donatori, volontari, beneficiari.



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